Guardando i Castelli Romani da Roma, all'orizzonte sud-orientale, si vede una corona di colli morbidi e boscosi. Pochi immaginano che quella sagoma familiare sia in realtà il profilo di un grande vulcano. I Colli Albani sono ciò che resta del Vulcano Laziale, un complesso vulcanico attivo per centinaia di migliaia di anni, che ha modellato tutto ciò che oggi caratterizza questo territorio: la forma dei rilievi, i laghi, la fertilità dei suoli e perfino la pietra con cui sono costruiti i paesi. Conoscere questa storia geologica cambia il modo di guardare il paesaggio, e rende ogni passeggiata un piccolo viaggio nel tempo.
Un vulcano ad anelli
Il Vulcano Laziale non è una montagna conica come il Vesuvio, ma un complesso con più centri eruttivi, nato da una lunga successione di fasi. Nelle fasi più antiche le grandi eruzioni hanno sparso ceneri e colate su un'area vastissima, fino alla zona in cui sorge Roma, e hanno portato al collasso della parte centrale dell'edificio, formando una grande caldera. Al suo interno si è poi sviluppato un secondo apparato, a sua volta sprofondato al centro. Il risultato è una struttura a doppio anello che si riconosce ancora oggi: una cerchia esterna di colli, quella su cui si affacciano paesi come Frascati e Monte Porzio Catone, e una cerchia interna più alta, dominata dal Monte delle Faete e da Monte Cavo, che con i suoi 949 metri è la vetta più alta dei Colli Albani ed è essa stessa un cono vulcanico.
Il vulcano è considerato quiescente: non ci sono eruzioni da tempi lontanissimi, ma l'area è tuttora studiata e monitorata dai geologi, come accade per gli altri distretti vulcanici italiani. Le sorgenti di acqua minerale e alcune emissioni di gas presenti nella zona sono il segno che il sottosuolo non è del tutto silenzioso.
I laghi nati dai crateri
Le fasi più recenti dell'attività hanno aperto, sul fianco occidentale del vulcano, alcuni crateri prodotti da violente esplosioni dovute all'incontro tra magma e acqua. Due di questi si sono riempiti d'acqua e sono diventati i laghi che oggi tutti conoscono. Il lago di Albano, sotto Castel Gandolfo, è uno dei laghi vulcanici più profondi d'Italia, con oltre 160 metri d'acqua nel punto più basso. Già i Romani dovettero fare i conti con le sue piene: secondo la tradizione, tra il 398 e il 397 a.C. scavarono un emissario artificiale, un cunicolo sotterraneo lungo circa due chilometri che ancora oggi regola il livello del lago.
Più piccolo e raccolto, il lago di Nemi occupa un cratere dalle pareti ripide e boscose, tanto che gli antichi lo chiamavano lo specchio di Diana, per il santuario della dea che sorgeva sulle sue rive. Nelle sue acque giacevano le grandi navi fatte costruire dall'imperatore Caligola, recuperate tra la fine degli anni Venti e l'inizio degli anni Trenta del Novecento abbassando il livello del lago. Furono distrutte da un incendio nel 1944, ma il museo costruito per ospitarle, sulla riva, racconta ancora la loro storia.
Terra di vulcano, terra di vino
Le ceneri e i lapilli eruttati nel corso dei millenni si sono trasformati in suoli leggeri, ben drenati e ricchi di minerali, ideali per la vite. Non è un caso che i Castelli Romani siano da sempre una terra di vigne, e che i vini bianchi della zona, primo fra tutti quello di Frascati, siano legati a doppio filo a questo terreno vulcanico. Anche le coltivazioni di olivi, castagni e ortaggi beneficiano della fertilità delle terre vulcaniche, e i paesi dei colli hanno costruito su questa ricchezza buona parte della loro storia e delle loro feste.
Il peperino, la pietra color pepe
Il vulcano ha lasciato in eredità anche una pietra: il peperino, un tufo grigio punteggiato di piccoli inclusi scuri che ricordano i grani di pepe, da cui il nome. I Romani lo chiamavano lapis albanus, pietra albana, e lo estraevano soprattutto nella zona di Marino, dove le cave sono rimaste in uso fino ai nostri giorni. Facile da lavorare e resistente, il peperino è stato impiegato a Roma fin dall'età arcaica, e nei Castelli lo si ritrova ovunque: nei portali, nelle fontane, nelle scalinate e nei muri delle case dei centri storici, dove dà quel tono grigio caldo che caratterizza i paesi dei colli.
Domus Julia si trova proprio alle pendici di questo antico vulcano, e dalla villa i Castelli Romani sono facilmente raggiungibili in auto. Una giornata tra crateri, laghi e paesi di pietra è il modo migliore per scoprire quanto la geologia possa raccontare di un territorio.
Alle pendici del Vulcano Laziale, una villa da cui partire
Laghi craterici, vigne e paesi di peperino sono facilmente raggiungibili da Domus Julia. Scriveteci per organizzare il vostro soggiorno ai piedi dei colli.